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Bulk & Rolling Stone

febbraio 2, 2012

Bulk & Rolling Stone

Abbiamo ritrovato (via wait fashion) l’intervista di Bulk in collaborazione con il magazine Rolling Stone, per il lancio della sua collezione primavera estate 2010 “The Last Party”

I ragazzi avevano già le idee chiare!

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Abbiamo già intervistato questo giovane e rampante brand street italiano.

Giunti alle porte del prossimo Pitti Immagine Uomo, dove Bulk sarà presente, abbiamo fatto il punto della situazione con un’ampia intervista ad Enrico, il fondatore e Alessandro, il suo braccio destro.

Come prosegue il progetto ragazzi?

Ci sono tante novità. Iniziamo a dire che ci saranno 2 linee. B., uno sportswear classico ma evoluto, per un mercato più ampio, e Bulk, che rimane la nostra punta di diamante. Con Bulk abbiamo alzato il tiro, pesantemente.

In che senso avete alzato il tiro? Intendete come prezzo? Come prodotto? Come target?

La qualità del prodotto non scenderà, semmai si alzerà. Bulk ha subito una evoluzione importante: via tantissimo colore, per un prodotto sicuramente più adulto e maturo e con sempre più cura dei particolari e ricerca. Il target sale, perchè il prodotto è destinato a un pubblico evoluto, in grado di capirlo, di apprezzarne i dettagli e ‘quel qualcosa in più’ che cerchiamo di dare.

Non temete quindi la crisi? Non intendete andare incontro ai consumatori nella ricerca del prezzo più concorrenziale?

E’ una spirale in cui non possiamo e non intendiamo buttarci. Il nostro è un prodotto 100% made in Italy. Non vogliamo assolutamente abbassare la qualità, né produrre Bulk all’estero. Per questo è nato B. B, in prospettiva avrà una produzione più ampia, prezzi più accessibili e anche una produzione estera. Su Bulk invece non ci saranno compromessi.

Pensa solo che ogni capo ha un’etichetta ricamata con un numero progressivo. Il costo finale è maggiore, ma in un momento dove c’è un gioco al ribasso, lavorare per uscire con un prodotto al prezzo più basso è impensabile, per un piccolo brand che punta tutto sulla qualità. Non possiamo ne’ dobbiamo fare la gara dei prezzi con le multinazionali o gli H&M di turno.

Ma non temete che i vostri prodotti, avendo un prezzo di un certo tipo, possano risentire della crisi e che all’interno di uno store possano soffrire?

Bulk non è un prodotto massificato. E’ bene che ci sia una selezione automatica. Dal momento che puntiamo ad una clientela top, la selezione sarà naturale.

Ma su che prezzi ci aggiriamo?

Per B. i prezzi sono in linea con il mercato dello sportswear di qualità, t-shirt sui 40 euro e felpa sugli 80 . Con Bulk, come sai, le t-shirt viaggiano su una forbice di prezzo che va dai 50 ai 65 euro e le felpe dai 95 ai 125.

E chiaro quindi che per Bulk, la risposta positiva ci può essere nel negozio che è in grado di valorizzare il prodotto e che ha una clientela in grado di apprezzarne il valore aggiunto.

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In quanti negozi siete distribuiti?

Siamo sul centinaio di punti vendita. Bulk lo pensiamo destinato al momento, in Italia, per una sessantina di clienti top.

Quali marchi si trovano spesso affiancati a Bulk sugli scaffali e di conseguenza ritrovi in sintonia con Bulk come prodotto?

C’è tutta una serie di marchi, che io amo, e che si trovano spesso affiancati al nostro brand, in alcuni dei negozi che lavorano meglio con noi. Ti posso citare HTC, Edwin, Golden Goose, per fare alcuni nomi.

Ci hai parlato di clienti top. Ci puoi fare qualche nome degli stores dove possiamo trovare Bulk? Quali sono i negozi dove il brand trova una sua perfetta collocazione?

Senza fare torto a nessuno vorrei citare Edward di Rovigo che è stato il primo a credere in noi. Poi tra gli altri mi piacerebbe nominare Vanguard a Ferrara, Space a Milano Marittima, Tessabit a Como, Street Style a Fano, Ora Ito a Pesaro, Agnetti Boutique a Macerata, fino ad arrivare a Culpado a Bari..

Parliamo della nuova collezione. Raccontacela un attimo.

Iniziamo a dire che il prodotto va visto, e presto chi sarà al Pitti potrà apprezzarlo.

La collezione è dedicata alla ‘fine del mondo’, che alcuni prevedono per il 2012. Si chiama The Last Party. E’ questo il tema dominante. Ci sono pertanto capi destroyed. Nel senso che molti pezzi presentano una vera ‘distruzione’ e sono ricchi di tagli, abrasioni, rotture, decostruzioni.

Come ti dicevo sparirà molto colore, e ci spostiamo sul nero, grigio, antracite. Su tonalità dal gusto più vintage e rock. Anche le stampe perdono colore: c’è molto bianco, nero e grigio e diventano forti e spesso invasive, direi giganti. Non mancano prodotti dal taglio ‘a vivo’.

Cosa c’è di innovativo nella collezione?

Ci sono felpe totalmente prive delle costine. Una ‘sperimentazione’ che non ricordo nessuno abbia fatto fin ora. E poi ci sono capi fatti a mano. Nel senso che alcuni capi sono davvero disegnati e stampati a mano.

Per concludere. Ti verremo a trovare a Pitti. Come vedi la manifestazione e come hai visto il recente Bread & Butter di Berlino a cui avete partecipato?

Il Bread & Butter a Berlino è stata un’esperienza negativa. L’ampiezza della manifestazione, la presenza di un infinito numero di aziende, la superficie vastissima, ha creato una dispersione totale, dove non c’è stata valorizzazione per i brand più piccoli. Solo i grandissimi brand, come Diesel, che hanno messo in piedi strutture mega-galattiche con veri e propri ‘luna park’ hanno avuto un impatto sul pubblico e ottima visibilità.

Il Pitti invece, se siamo ancora qui, è perchè ci ha dato riscontri e soddisfazione. A maggior ragione quest’anno, dove sparirà il Welcome to My House, lo spazio riservato ai brand emergenti dello streetwear, per far posto a My Factory, uno spazio estremamente selettivo con un’ ottima ricerca di aziende davvero interessanti come, per citare, Red Wing, Soulland, Levis Vintage… etc. Noi saremo li!

Mercoledi pomeriggio offriremo un aperitivo accompagnato da un dj set, dalle 15.00 alle 18.00.

Passate a trovarci che vi offriamo da bere!

Ci saremo!

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